Ercole Maggio, i grani antichi e una chiesa laica

 

Foto di Nada Bolognese

“Ti sei laureato per vendere farina?”. Non deve essere stata una bella giornata per la mamma di Ercole Maggio da Poggiardo quella in cui il figlio gli ha comunicato l’intenzione di lasciare Roma, la città in cui lo aveva mandato a studiare, viveva ed aveva avviato la sua la carriera di esperto in marketing e comunicazione per tornare nel profondo Salento e mettersi a lavorare nel mulino di famiglia, fondato da papà Angelo nel 1980, quando lui non era ancora nemmeno in programma.

Ma “salutare un vecchio non è gentilezza, è un progetto di sviluppo locale”, sostiene Franco Arminio, scrittore e poeta. Sarà questa, forse, la ragione della scelta di Ercole, compiuta facendo skate nelle piazze dei quartieri popolari della capitale d’Italia, parlando con gli anziani seduti alle panchine, ai bordi di una città talmente cambiata da non essere più la loro.

La necessità di riconnettersi con il territorio che l’ha visto nascere, con quel mulino in cui è cresciuto e ha imparato tutto ciò che c’è da sapere sui cereali e i legumi, la loro coltivazione, la loro molitura, le loro caratteristiche.

Foto di Nada Bolognese

Gli capitava spesso di incontrare in molti lotti di cereali un grano particolare, diverso dagli altri. Pochi chicchi, disseminati ovunque. Così nell’ottobre del 2012 Ercole si mette a tavolino e comincia a selezionare questo insolito cereale, chicco dopo chicco. Cerca intanto di capire qual è il nome di questo grano. Chiede alla scienza (la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bari) e ad altri autorevoli esperti: gli anziani agricoltori di Poggiardo, che lo riconoscono subito. È il Grano Tenero Maiorca, un’antica varietà introdotta in Salento dai Borboni.

In un mese seleziona un chilo di semi. In due anni riproduce il grano passando dai pochi metri seminati alle are, il terzo anno sta già coltivandone un ettaro. Si scopre che, come quella ricavata da altri cereali antichi, la farina di Maiorca è povera di glutine (circa il 6%), dunque è più digeribile. Un manna dal cielo per chi soffre di sensibilità al glutine ed è costretto a mangiare prodotti gluten-free, raramente saporiti, molto spesso costosi. Nemmeno poche persone sembrerebbe, visto che il “Glutox”, uno studio tutto italiano promosso dall’Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri e pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients, ha dimostrato che la sensibilità al glutine non celiaca potrebbe riguardare una persona su dieci.

Foto di Nada Bolognese

Ma Ercole non lo fa solo per i soldi, anzi, non sembra nemmeno pensarci. Per lui è più importante che questo progetto contribuisca alla ricostruzione della sua comunità, alla sua riconnessione con le proprie radici, il proprio paesaggio, il proprio stile di vita. Il mulino Maggio da questo punto di vista è una specie di chiesa laica in cui, grazie al sorriso e alla passione dei suoi proprietari, chi ha a cuore quel pezzo di territorio bellissimo e al contempo fragilissimo si ritrova, si riconosce, si unisce ad un altro con la stessa visione e voglia di cura del proprio territorio.

E la mamma di Ercole, c’è da starne certi, è sempre più orgogliosa della scelta del figlio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *